VLADIMIRO DOUGAN

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Pupillo di Julius Kugy che scrisse “Se fossi il Re delle Giulie, Dougan dovrebbe essere il principe ereditario” Vladimiro “Miro” Dougan (Trieste 1891-1955) fu un alpinista che in quanto a valore ed esperienza era da considerarsi al pari del suo coevo più conosciuto e celebrato Emilio Comici. Eppure, nonostante le tante e autorevoli credenziali, Dougan è scomparso dagli annali e dalla memoria. Condannato, e siamo negli anni ’30 del ‘900, per essere d’etnia slovena e per aver prestato servizio nelle file dell’esercito austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale. 

Un numero monografico di “Alpi Giulie” su Vladimiro Dougan, come i precedenti su Emilio Comici e sulla Squadra Volante sarebbe stato impensabile prima del 28 febbraio 2018. Al massimo si sarebbe potuto pubblicare qualcosa di simile all’ormai classico scritto di Motti “Zero the Hero” che 1980 destò uno scalpore degno di un’avanguardia artistica. 

E’ stato il film “Domandando di Dougan” di Giorgio Gregorio e Flavio Ghio, vincitore del premio Scabiosa Trenta 2018, a riproporre il silenzio, non come provocazione ma come l’ultimo compagno di cordata che la storia ha voluto assegnare a Dougan. 

Oggi lo scenario è cambiato, la realtà ha messo in scena il suo colpo di teatro: i diari di Dougan sono andati all’asta con Bolaffi. La Società Alpina delle Giulie ha partecipato e aggiudicandosi l’asta li ha riportati a Trieste. I diari riportano eventi che si conoscevano: come Dougan ha passato il Blocco sulla cengia degli Dei, conosciuta allora come la cengia di Giovanni, perché Pesamosca il Lòuf, inseguendo i camosci era già arrivato fino a lì, oppure come ha evitato di partire per la Galiza, come ha trascorso un intero inverno sulla cima dello Jòf Fuart, come si è svolta la lunga marcia dopo Caporetto e come è riuscito a salire la parete Nord del Cimone che per sette volte l’aveva respinto, per arrivare all’ ultima spedizione, quella in Lapponia di cui non si sapeva nulla e dove rischiò di annegare lo stesso giorno in cui Comici segnava una svolta epocale, salendo la parete Nord della Grande di Lavaredo. 

Questi ed altri sono degli argomenti cui i diari danno conto e che a loro volta sollecitano nuove domande secondo quel meccanismo nascosto che fa di Vladimiro Dougan un caso irrisolto nella storia dell’alpinismo. 

Con il contributo del Comune di Trieste.

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